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Non sono più padrone di me stesso. Sono diventato schiavo di un demone. Siedo giorni e giorni con gli occhi fissi su quel terribile fantasma, il Duca di Urbino Siede leggermente inclinata in avanti, il mento sulla mano sinistra, il gomito sul bracciolo della sedia. Il suo sguardo è calmo e pensoso, eppure sembra dire qualcosa che fa ritrarre in se stessi, qualcosa che trascende le parole. Affascina come il basilisco. All'ombra del minaccioso caschetto a forma di elmo, il volto di Lorenzo è appena visibile. Si scorgono vagamente i tratti di un sembiante, ma non è facile dire se si tratti di un vivo o di un morto, di un essere mortale o di un angelo celeste, di un volto o di un teschio. La sua figura è nobile e gigantesca, ma non tale da scuotere la tua credulità o ricordarti che si tratta solo di una statua. È la creazione in pietra più reale e ad un tempo più irreale che sia scaturita da uno scarpello. (it) |