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Salutate, compagni, un impiccato anni diciotto. || La forca nella nebbia del cortile e guardie nere, | anni diciotto penderanno da una trave | come un vecchio abito. || Che storia, che storia! Ardeva la casa | e cucinava il grano nei solai, | dalla cantina il vino mandava fiamme d'alcol | al cielo carico di anelli e di collane. || Mia madre, mio padre ostaggi fucilati | sull'aia deserta di cristiani. | Ecco la storia, domani non la falsificate | con bandiere e cerimonie, vani discorsi. || riunitici piuttosto sotto l'olmo, | lasciateci tranquilli riposare. (it) |