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Se si fosse potuto scrivere a qualcuno la propria occhiata come oggigiorno si scrivono le proprie «idee» ed «intenzioni», allora forse anche dell'ingenuità dello sguardo sarebbe già andato perduto molto di più. In una lettera o in un libro è possibile nascondere con gran successo la propria voce dietro l'artificio che è il linguaggio scritto; ma lo sguardo ha sempre, per modo di dire, la propria «voce», la sua immediata e inoccultabile presenza; e viceversa si può dunque anche dire che la voce è lo sguardo del linguaggio. Se l'idolatria della parola, tipica degli intellettuali, non ci avesse colpiti di cecità, noi potremmo di nuovo mediante lo strumento-lingua guardare francamente negli occhi il poeta ed il filosofo. (it) |