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La povertà capita agli altri, la fame capita agli altri, le malattie capitano agli altri. Così, anche la guerra accade ad altri, altrove. Anche quando la situazione si percepisce peggiorare di giorno in giorno, credi che la guerra succeda e rimanga lontano da te. In Africa, in Libano, al massimo. Poi, quando si avvicina, dici: sì, è più vicina del Libano, ma non arriverà a Sarajevo. Sarajevo è una città diversa, è la città delle Olimpiadi, come se questo creasse una sorta di anticorpo al conflitto che divampa attorno. Poi si avvicina, e allora pensi che forse ci sarà, ma non ora, tra un po'. E poi ti ci trovi dentro, e speri che sia questione di qualche settimana. Questa era la prospettiva, di tutti, non solo di noi bambini, non solo dei sarajevesi, ma di ogni essere umano. (it) |